Qualche tempo fa mi sono trovata a parlare con il proprietario di un cane double merle.
Il cane era arrivato nella sua vita per caso, senza particolari ricerche o conoscenze genetiche. Una situazione comune a moltissime persone che si affidano a chi ha una cucciolata disponibile senza immaginare cosa possa esserci dietro.
Durante una conversazione è emerso il tema del double merle e dei rischi associati agli accoppiamenti merle × merle. Il proprietario non ne sapeva nulla e ne è rimasto profondamente colpito.
Qualche tempo dopo gli è stato chiesto di utilizzare il proprio cane per una riproduzione con una femmina merle. La sua risposta è stata semplice e immediata: no.
Una scelta dettata dalla consapevolezza acquisita e dal desiderio di non contribuire alla nascita di cuccioli potenzialmente destinati a pagare il prezzo di una scelta genetica discutibile.
La storia avrebbe potuto finire lì. Invece, qualche mese più tardi, quella cucciolata è nata comunque.
Ed è stato proprio in quel momento che mi sono chiesta ancora una volta come sia possibile che nel 2026 si continui a ignorare ciò che la genetica, la scienza e il buon senso ci spiegano da anni.
Perché il merle × merle è un problema?
Il gene merle è responsabile delle caratteristiche marmorizzazioni del mantello e, in molte razze, è molto apprezzato esteticamente.
Quando però due soggetti merle vengono accoppiati tra loro, una parte dei cuccioli può ereditare una doppia copia del gene, diventando double merle. Ed è qui che iniziano i problemi. I double merle presentano un rischio significativamente maggiore di sviluppare:
- sordità parziale o totale;
- malformazioni oculari;
- deficit visivi fino alla cecità;
- altre anomalie associate allo sviluppo dei pigmenti.
Attenzione: non tutti i double merle saranno necessariamente malati. Ed è proprio questo il punto che genera tanta confusione.
Il fatto che alcuni soggetti risultino apparentemente sani non rende accettabile produrne deliberatamente altri.
È lo stesso ragionamento di chi attraversa un’autostrada bendato e arriva dall’altra parte senza essere investito: il fatto che sia andata bene una volta non trasforma una cattiva idea in una buona pratica.
L’ignoranza si può correggere. La negligenza no. Il mio cliente non sapeva. Quando ha scoperto il problema ha cambiato immediatamente atteggiamento e ha rifiutato la monta. Questo è il comportamento che mi aspetto da chi ama davvero i cani.
Diverso è il caso di chi conosce i rischi e continua comunque. O peggio, di chi preferisce non informarsi perché la risposta potrebbe essere scomoda.
Nel 2026 non possiamo più nasconderci dietro al “non lo sapevo”. Studi, test genetici, linee guida di allevamento e materiale divulgativo sono disponibili ovunque. Chi decide di far riprodurre dei cani ha il dovere morale di conoscere le conseguenze delle proprie scelte.
Se non le conosce è incompetenza. Se le conosce e procede comunque è qualcosa di molto peggio. Continuare a produrre cuccioli da accoppiamenti merle × merle non è una svista. Non è una fatalità. Non è amore per la razza. È accettare consapevolmente il rischio di mettere al mondo cuccioli sordi, ciechi o gravemente compromessi pur di ottenere un determinato colore.
A questo punto è necessario chiamare le cose con il loro nome. Questo non è allevamento. Non è selezione. È maltrattamento genetico. Perché la sofferenza non inizia soltanto quando un animale viene colpito, trascurato o abbandonato.
La sofferenza inizia anche quando qualcuno decide deliberatamente di giocare alla roulette con la salute dei cuccioli che farà nascere.
Chi conosce la genetica del merle e continua comunque a riprodurre merle su merle non sta facendo una scelta tecnica discutibile. Sta facendo una scelta eticamente indifendibile. Ogni cucciolo che nasce con problemi a causa di quella decisione è il risultato prevedibile di una volontà umana, non di una sfortunata coincidenza. E quel prezzo, come sempre, non lo paga chi ha preso la decisione.
LO PAGA IL CANE!


